L’ultima minaccia dell’amministrazione Trump di imporre tariffe elevate sulle automobili europee è stata sospesa, segnando un altro caso in cui la retorica commerciale aggressiva è stata mitigata dalla negoziazione diplomatica. Allo stesso tempo, il governo federale deve affrontare crescenti sfide legali, con una corte federale che ha recentemente stabilito che la sua tariffa globale del 10% è illegale.
Questi sviluppi evidenziano una crescente tensione tra autorità esecutiva e controllo giudiziario nella politica commerciale degli Stati Uniti. Mentre l’amministrazione tenta di sfruttare le tariffe come strumento di negoziazione, i tribunali stanno esaminando sempre più attentamente la base giuridica di queste azioni, limitando potenzialmente la capacità del presidente di rimodellare unilateralmente le relazioni commerciali globali.
Lo stallo delle tariffe automobilistiche europee
Venerdì scorso, il presidente Trump ha annunciato l’intenzione di aumentare le tariffe su auto e camion importati dall’Unione Europea dal 15% al 25%, citando il mancato rispetto da parte dell’UE di un accordo commerciale concordato. La scadenza per tale aumento era fissata per la settimana successiva.
Tuttavia, prima che le nuove tariffe entrassero in vigore, il Presidente ha invertito la rotta. In un post sui social media, Trump ha dichiarato di aver avuto una “ottima telefonata” con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Di conseguenza, l’amministrazione ha accettato di ritardare qualsiasi aumento delle tariffe fino al 4 luglio.
“Se l’Unione Europea non riuscisse ad attuare l’accordo commerciale entro il 250esimo compleanno dell’America, le tariffe ‘sarebbero immediatamente a livelli molto più alti’”, ha avvertito Trump, anche se non ha specificato il tasso esatto o la portata del potenziale aumento.
Von der Leyen ha fatto eco a questo ottimismo, sottolineando che “si stanno facendo buoni progressi verso la riduzione delle tariffe entro l’inizio di luglio” e ribadendo che entrambe le parti restano impegnate ad attuare l’accordo. I rapporti suggeriscono che l’UE potrebbe finalizzare l’accordo a giugno, evitando potenzialmente del tutto il conflitto.
Questo avanti e indietro sottolinea uno schema ricorrente nella strategia commerciale di Trump: utilizzare la minaccia di dazi severi come leva per garantire concessioni, solo per sospendere o ritirare la minaccia una volta che i negoziati hanno portato progressi. I critici spesso etichettano questo approccio come incoerente, mentre i sostenitori sostengono che sia una tattica efficace per fare pressione sui partner commerciali.
Aumentano le sfide legali contro le tariffe globali
Mentre la minaccia tariffaria europea veniva sospesa, l’amministrazione Trump ha dovuto affrontare un significativo ostacolo legale per quanto riguarda le sue politiche commerciali più ampie. La Corte del Commercio Internazionale degli Stati Uniti ha stabilito che la tariffa globale del 10% imposta dal governo era illegale.
La corte ha ritenuto che l’amministrazione non avesse l’autorità legale per imporre tali tariffe ai sensi della Sezione 122 del Trade Act del 1974. Secondo la sentenza, la Sezione 122 è uno “strumento ristretto e limitato nel tempo” progettato per affrontare specifiche crisi della bilancia dei pagamenti, non un “assegno in bianco” per il ramo esecutivo per imporre restrizioni commerciali a livello mondiale in risposta ai deficit commerciali ordinari.
Questa decisione fa seguito a una recente sentenza della Corte Suprema che ha annullato le tariffe applicate ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). In risposta a tale perdita, l’amministrazione si è rivolta alla Sezione 122, portando ad una causa intentata dal Liberty Justice Center per conto dello stato di Washington e di due aziende: Burlap & Barrel e Basic Fun!
Implicazioni per la futura politica commerciale
La sentenza della Corte ha conseguenze immediate e potenziali a lungo termine. Attualmente, la decisione vieta all’amministrazione di riscuotere i dazi dai ricorrenti specifici: lo Stato di Washington e le due società coinvolte. Tuttavia, non fornisce alcun sollievo a livello nazionale per le centinaia di migliaia di altri importatori che hanno pagato o continuano a pagare queste tariffe.
Tuttavia, la sentenza costituisce un pericoloso precedente per la strategia commerciale dell’amministrazione. Confermando che la Sezione 122 non può essere utilizzata come uno strumento ampio di coercizione economica, la corte ha probabilmente aperto la strada a numerose ulteriori azioni legali da parte di altri stati e imprese. Questa vulnerabilità giuridica potrebbe costringere l’amministrazione a cercare una nuova autorità legislativa o ad abbandonare del tutto il suo programma tariffario aggressivo.
In sintesi, la politica commerciale dell’amministrazione Trump si trova ad affrontare una sfida su due fronti: la resistenza diplomatica da parte di alleati come l’UE e i vincoli legali da parte del sistema giudiziario. Queste pressioni possono limitare l’efficacia delle tariffe come strumento principale per raggiungere gli obiettivi commerciali.
